Cesare Ferro, un artista al fronte 2016

Posted on by

Nel dicembre del 2014, in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale, abbiamo iniziato delle ricerche presso il museo del Genio Militare (ISCAG, Roma). L’obiettivo non era solo lo studio dell’evento bellico ma indagare cosa si cela dietro di esso: l’organizzazione, la progettazione, in altre parole il cantiere di guerra. Fotografie, documenti, relazioni, preventivi, lettere ma, soprattutto, disegni e mappe; tutte a testimonianza della grande mole di lavori di fortificazione che il Genio effettuò in Val d’Astico e dintorni prima e dopo l’Offensiva di Primavera (Strafexpedition) sferrata da parte dell’esercito austro-ungarico. Momento topico della Grande Guerra, in cui le sorti del conflitto avrebbero potuto essere segnate, per poco le truppe nemiche non riuscirono ad invadere buona parte del Veneto.

Disegni, esecutivi, rilievi, mappe con indicato l’avanzamento dei lavori ma, anche, con nostra grande sorpresa, alcuni schizzi che rappresentano luoghi della valle dell’Astico che da subito hanno attirato la nostra attenzione: il livello grafico era tale che non potevano non essere notati. La presenza, all’interno dell’esercito, di persone con abilità grafiche era nota; spesso venivano impiegati per descrivere territori, rilievi, fortificazioni nemiche e in generale per poter avere uno sfondo grafico su cui discutere strategie e azioni. Quello che però attirava di questi schizzi era, rispetto ad altri, la bellezza. Un quadro, una piccola opera d’arte più che un disegno di cantiere o di guerra. Tanto che tra noi l’autore ignoto lo indicavamo come “il soldato dalla mano felice”. Concentrati sull’aspetto militare della guerra per alcuni mesi abbiamo lasciato nel limbo la questione fino a che, cercando di risalire alle persone presenti sul Cantiere (di guerra) di Meda, ci siamo imbattutti nel Sottotenente Carlo Ferro Milone, nome che finalmente rendeva interamente leggibile la firma riportata sugli schizzi. In quel momento la sopresa fu ancora maggiore, in quanto il soldato, dalle ricerche su Internet, risultava, al tempo del conflitto, un affermato pittore dal primo decennio del ‘900. Diplomato all’accademia di Torino ne diventava professore nel 1910, presidente nel ‘30 e viaggiava addirittura verso l’oriente dove approdava alla corte del re del Siam. Disegnò praticamente di tutto: dal decoro dei palazzi della casa regnante, ai loro ritratti sino ai francobolli della monarchia.

Immediatamente la ricerca ci ha portati ai discendenti dell’artista e al figlio che, coincidenza, risiede a Vicenza ove la professione di medico primario l’ha portato a stabilirsi. Il prof. Francesco Ferro Milone, persona cortese e disponibile, ha accettato subito la nostra visita e ci ha incontrati per conoscere le scoperte che avevamo fatto riguardo al padre.

Le sorprese però non sono finite lì… dalle monografie dedicate a Cesare Ferro risulta che i nostri luoghi sono stati rappresentati più volte nei suoi schizzi assieme a ritratti di persone, sia militari che civili. In particolare un’opera ci ha colpito – Ragazza di Santorso (1917) – presente nel primo libro dedicato all’artista, pubblicato nel 1935 in seguito alla sua prematura scomparsa a causa di un incidente automobilistico l’anno precedente. Non conosciamo l’Identità della ragazza ritratta, brevi ricerche tuttora non hanno dato esito positivo. Così come non abbiamo ancora chiaro cosa potessero servire gli schizzi di paesaggio di Cesare Ferro. Troppo artistici per avere finalità solo militari e di comunicazione agli alti comandi del Genio Militare?

Al di là dei fatti, delle funzionalità, degli scopi che certi lavori possono aver assolto, il primo conflitto non solo ci ha lasciato tracce indelebili nel paesaggio che ne ricordano la macchina da guerra e per certi versi l’orrore, ma ha anche contribuito a creato rapporti, condividere conoscenze e “obbligato” artisti come Cesare Ferro a rappresentare paesaggi e persone sconosciute che sono giunte sino a noi grazie al suo talento.

Per questi motivi ci piacerebbe indagare, anche coinvolgendo la popolazione, sull’identità della persona ritratta e continuare la ricerca per capire se, dalla mano di questo artista, sono nate altre rappresentazioni dei nostri luoghi tuttora sconosciute.

Ringraziamo la famiglia Ferro Milone per averci fornito e gentilmente concesso di pubblicare alcune opere di loro proprietà: Autoritratto di Cesare Ferro con elmetto (imm. 1); Ritratto di Soldato (imm. 3).

Ringraziamo il prof. Francesco Ferro Milone per la sua disponibilità e Luca Mattia Ferro Milone per averci messo in contatto. Ringraziamo Roberto Bergaglio per averci gentilmente concesso di pubblicare: Veduta dell’Altopiano (imm. 4).

Ad esclusione delle opere di proprietà sopracitate, e relativi proprietari, le restanti sono estratte dalla monografia del ’35 di E. Lugaro “Cesare Ferro. Un pittore fra Torino e Bagkok” ristampata nel 2007.

Le immagini relative alle opere belliche sono di fonte e proprietà dell’ISCAG, ritrovate da AVVI durante le ricerche pressi l’archivio del Museo del Genio.

Opere e disegni sono stati presentati in alcune mostre locali (mostra di San Martino 2015) in questa pagina sono presenti alcuni estratti della sintesi grafica.

Informazioni sintetiche su Cesare Ferro si possono trovare QUI